Mozione

Mozione Assunta TartaglioneClicca sull’immagine per scaricare il PDF della mozione


PERCHÉ MI CANDIDO

Sono fermamente convinta che il territorio sia la base imprescindibile di una politica che guarda al futuro. Negli anni ho vissuto in prima persona le difficoltà di Napoli città, dove vivo, e della provincia, che ho girato e giro continuamente per confrontarmi con i circoli e gli amministratori locali. Ancora di più oggi, da parlamentare. Ma in questi anni ho avuto modo di conoscere anche un territorio straordinario e variegato,
ricco di entusiasmi e di risorse, troppo spesso frenati dall’assenza di un interlocutore politico capace di dare garanzie e di offrire opportunità.

A Roma sto già lavorando con gli altri parlamentari campani e con i membri della segreteria nazionale del PD per rappresentare al meglio le esigenze della nostra Regione. Dalla segreteria regionale il mio impegno in questa direzione sarà ancora più forte.

Per questo i capitoli della mozione congressuale che leggete sono dedicati ai punti cardinali del nostro impegno per la regione: il Partito, i Territori, il Mezzogiorno e l’Europa. Perché solo avendo chiare le coordinate possiamo stabilire la rotta per la navigazione.

Il PD ha ricevuto un mandato chiaro dai milioni di cittadini che hanno votato alle primarie dello scorso 8 dicembre: produrre una nuova classe dirigente con il compito di rifare l’Italia. La Campania è pronta a vincere questa sfida.
Non ci resta che provarci. Insieme.

 

IL PARTITO
Il Partito Democratico nasce con l’ambizione di diventare un partito inclusivo e aperto, in cui sia incoraggiata una sana competizione, in cui vivano sempre il confronto e la dialettica.

All’idea di partito personale e/o oligarchico, che altri hanno sperimentato e continuano a sperimentare, il PD contrappone la volontà di alimentare un rinnovamento costante – delle idee oltre che delle persone – e, soprattutto, la partecipazione. Le primarie aperte sono lo strumento principale che il PD si è dato per aprirsi al proprio elettorato, ma da sole non bastano.

Iscritti, elettori e simpatizzanti non possono essere consultati solo nel momento della selezione della leadership. Va disegnato un partito nuovo, in cui ognuno possa fare la sua parte sempre, giorno per giorno. Ripartiamo, dunque, in primo luogo, dal tesseramento, prezioso per consolidare quella relazione con i cittadini, che vogliono far parte del progetto politico che il PD rappresenta. Ma poniamo fine alle degenerazioni alle quali tante, troppe volte abbiamo dovuto assistere. Dobbiamo pensare a nuove forme di partecipazione: l’iscrizione online e l’affiliazione associativa devono
essere incentivate a tutti i livelli, equiparando il costo del tesseramento rispetto a quello previsto presso i circoli territoriali e, soprattutto, consentendo a tutti la reale possibilità di partecipare alla vita del PD. Dobbiamo garantire loro una capacità di contatto e ascolto, che oggi il partito non ha, imparando a conoscere i propri tesserati.
Dobbiamo metterci nelle condizioni di raggiungerli ed essere raggiunti, sempre, e immaginare nuove forme di adesione extra-circolo, per esempio tematiche, che favoriscano la partecipazione di quanti vogliano portare all’interno del Partito Democratico istanze mirate. Pensiamo ai diritti civili, alla valorizzazione delle pari opportunità tra uomo e donna, alle politiche per l’accoglienza e l’integrazione degli immigrati, alle questioni ambientali, alla promozione culturale, al volontariato sociale; per citare solo alcuni dei grandi temi per i quali è alto il nostro interesse e intorno ai quali la cittadinanza è già attiva e già al lavoro. Trovare le forme in cui questa inclusione possa avvenire, senza comprimere l’indipendenza e la creatività del tessuto associativo e, al contempo, senza far perdere al partito la sua centrale funzione di sintesi politica complessiva, è una sfida importante che va affrontata.
Se vogliamo che le persone investano con noi in questo progetto dobbiamo garantirgli che quel loro impegno sia riconoscibile e non assimilabile a quello che il gioco delle tessere ha rappresentato per tanto tempo. Per questo è necessario introdurre meccanismi di salvaguardia che impediscano le scorribande congressuali dell’ultim’ora e che diano valore alla continuità della militanza.

Il PD campano può diventare un laboratorio organizzativo per il partito nazionale.
Rafforzando, così, l’idea di valorizzare la natura federale dell’organizzazione, perché le decisioni possano essere prese dove il territorio è vivo e perché diventi reale la capacità di tornare a essere ciò che un partito deve essere per costituzione, il veicolo per l’esercizio della partecipazione democratica. Che non si esaurisce nel momento elettorale, ma che rappresenta un formidabile strumento per selezionare la classe dirigente e produrre idee.

 

I TERRITORI
In molte altre nazioni d’Europa e del mondo la ricchezza prodotta da un territorio come il nostro sarebbe enorme. Noi, invece, siamo costretti a considerare quella ricchezza come un obiettivo.

Chi ha governato la Campania sinora non ci ha reso la vita semplice, ma il PD che ho in mente deve puntare su quella ricchezza. Non sarei credibile se non dicessi che dovremo impegnarci molto, ma non sarei qui se non credessi che c’è tanto su cui lavorare.

Il nostro territorio sta costruendo una nuova forza. Una nuova mentalità che guarda agli errori del passato e che si nutre della determinazione a non ripeterli. Non si tratta solo di una questione generazionale, che pure ha il suo peso, ma del consolidarsi di una nuova consapevolezza: che ogni comunità deve essere artefice del proprio destino. La crisi e la conseguente drastica diminuzione delle risorse destinate da Roma ai territori non spaventano più il gran numero di amministratori convinto che una attenta programmazione di investimenti mirati possa fare molto di più di una disordinata distribuzione di finanziamenti a pioggia. In futuro non sarà possibile ragionare come si è fatto per tanti anni – senza dubbio troppi – cercando di ottenere dal centro più soldi possibile, da distribuire su territorio per tappare le falle, nel migliore dei casi, ma senza innescare i meccanismi virtuosi necessari per determinare una crescita. Quei soldi dal centro non arriveranno più ed io la considero un’ottima notizia. Perché è innegabile che la logica su cui finora sono stati decisi gli interventi non ha contribuito a risolvere la questione meridionale, l’arretratezza del Sud e delle sue classi dirigenti e imprenditoriali, l’obsolescenza delle infrastrutture, l’incertezza dei diritti e delle garanzie per chi opera sul territorio. Anzi. I dati dicono che il divario tra il Meridione e il resto d’Italia ha continuato a crescere.

Per questo motivo quel cambio di mentalità non è solo una buona risposta ad uno stato di fatto, ma l’unica via per invertire una tendenza.
Puntare all’erosione delle criticità e alla moltiplicazione delle eccellenze è la strada che ci interessa perseguire per far sì che il nostro territorio inizi a produrre lavoro e un orizzonte di crescita per il futuro.

Chiunque conosca le molte e diverse realtà di cui si compone il nostro territorio sa quanto hanno da raccontare dell’antica cultura e dei più recenti entusiasmi. Sono moltissime le realtà produttive che stanno lottando per raggiungere l’eccellenza nei settori strategici dell’agricoltura, dell’artigianato, della cultura, del turismo, producendo circuiti economici di straordinario interesse. Si tratta di un ottimo punto di partenza, ma dobbiamo far sì che quella stessa vivacità abbia ragione di prodursi sempre. E su tutto il territorio.

Gli impegni da prendere sono chiari. Bisogna lavorare con energia su due fronti: la tutela del patrimonio fisico e lo sviluppo di tutte le attività che questo consente. Bisogna riuscire a far crescere l’attenzione necessaria per la salvaguardia del territorio e dei centri storici. Passo necessario per migliorare le condizioni di chi il territorio lo vive e lo rende vivo. I casi di iniziative virtuose legate alla buona pratica del compostaggio domestico vanno incoraggiati, così come vanno valorizzate le iniziative che riguardano la collaborazione con la gestione dei beni comuni.

Bisogna alimentare le sinergie. Il nostro territorio va promosso, fatto conoscere, reso parte di circuiti nazionali e internazionali del turismo artistico e enogastronomico. Le forze produttive stanno già lavorando e ottenendo grandi risultati. Questa ricchezza va alimentata, affiancando chi lavora e produce lavoro. Semplificando l’accesso alle risorse esistenti. Incoraggiando la collocazione dei prodotti in un circuito di notorietà.
Impegnandosi perché si proceda al completamento delle infrastrutture che consentono l’accessibilità del territorio. Faccio riferimento alle numerose opere incompiute che riguardano le linee stradali e ferroviarie, ma anche di imprimere una direzione chiara all’impegno che riguarda le reti energetiche e la banda larga. Non si può immaginare di rilanciare un territorio senza fornire gli strumenti necessari perché questo sia raggiungibile.

Partiamo dai territori e dagli amministratori. Questa è la chiave per lo sviluppo del Sud e il PD, con il suo radicamento, con le sue migliaia di iscritti e le centinaia di sindaci e amministratori ha il compito di guidare e favorire questo processo.

 

IL MEZZOGIORNO
Negli ultimi anni il rapporto tra cittadini, politica e istituzioni si è deteriorato. L’attuale crisi economica ha reso difficile la vita a troppe famiglie. Disoccupazione, cassa integrazione, prospettive di lavoro inesistenti hanno spinto troppi giovani ad abbandonare la nostra bella regione. Un partito riformista come il PD deve farsi interprete da questa grave situazione sociale, perché i cittadini smettano di vedere la politica come inadeguata. Scandali e ruberie hanno contribuito a incrinare una relazione di fiducia che soprattutto nel Mezzogiorno era già precaria.

Il Pd in Campania deve assumersi l’impegno di ricostruire questo rapporto. Ben vengano le nuove regole sul finanziamento pubblico ai partiti e sui tetti agli emolumenti per i consiglieri regionali, ma non basta. La politica deve essere trasparente, al di là delle leggi. La questione meridionale, rinnovata in chiave moderna ed europeista può essere posta solo da una classe dirigente credibile e integra. Solo così potremo seriamente investire sulle ricchezze della Campania, sulla ricerca, sul nostro sistema produttivo. Puntando principalmente su due grandi risorse: la cultura e la bellezza.
La lunga tradizione, che aveva fatto delle nostre università degli importanti punti di riferimento per la ricerca, deve alimentare un processo di rinnovamento che renda i nostri Atenei un polo di attrazione per le nostre intelligenze e per le intelligenze di altre regioni e Paesi. Le eccellenze campane esistono e vanno valorizzate, così come bisogna intervenire per favorire il rilancio di tutte quelle realtà che faticano a far fruttare le scarse risorse a disposizione.

Una più stretta collaborazione tra università e tessuto produttivo è la strada da seguire per fare della ricerca un settore su cui attrarre investimenti e per dare maggiore forza a realtà economiche importanti. Prima fra tutte il turismo. Compito del PD deve essere quello di intercettare le numerose iniziative e i molti professionisti, che la nostra università produce. Su tutto il territorio, in cantiere ci sono numerosi progetti che mirano a rilanciare un’economia della bellezza sul territorio campano: nuovi percorsi turistici e museali, riscoperta delle ricchezze storiche dimenticate, progetti multimediali per la valorizzazione dei siti turistici e museali esistenti, laboratori didattici che inventano un nuovo modo di vivere – e far rivivere – l’arte antica e moderna. Le scuole con le università stanno sperimentando negli anni quello che dovrebbe essere il disegno di un turismo del futuro, attento soprattutto alle generazioni future.
Come è in tutti quei paesi d’Europa che prendiamo sempre come riferimento per la nostra crescita. Un impegno importante e gravoso per tutti coloro che vi sono impegnati, che non deve essere lasciato a sé stesso, ma sostenuto e alimentato. Anche attraverso un grande lavoro di coordinamento e promozione.

 

L’EUROPA
Il rapporto con le istituzioni europee va profondamente ripensato. Sinora ci siamo rapportati all’Europa solo in due modi: pretendendo fondi e subendone le decisioni.
I fondi strutturali sono stati tanti, ma per tante ragioni sono stati spesi poco e male.
Non c’è stata la capacità di finalizzare quel denaro su opere importanti, sui grandi assi di intervento. Troppo spesso sono stati utilizzati per gratificare i singoli territori, talvolta addirittura per fare clientela.

L’Europa, invece, deve rappresentare un orizzonte, una prospettiva. Dev’essere un luogo di confronto e di arricchimento.

La Campania deve ispirarsi al modello delle macro regioni, ma anche guardare ad istituzioni come l’Assemblea Parlamentare Euro Mediterranea (APEM) e il Fondo Euro Mediterraneo di Investimento e Partenariato (FEMIP). Vorrei, ad esempio, che Napoli si candidasse ad ospitare le sedi di questi organismi, così da diventare un punto di riferimento per tutti i paesi del mediterraneo, uno dei luoghi in cui si decidono le politiche per lo sviluppo dei nostri territori.

Sembra banale, ma rappresenta un vero e proprio ribaltamento della prospettiva in cui ci siamo mossi finora. Il sud d’Italia che non subisce più le decisioni dell’Unione Europea, ma si organizza, diventa centro di sviluppo, crocevia di intelligenze, risorse, merci.

Si tratta di una sfida enorme, ma è giunto il momento di intraprenderla. Rimanere ancorati al modello che abbiamo seguito fin qui significa assistere all’ampliarsi del divario tra il Sud ed il resto d’Italia e, quindi, tra l’Italia e la parte più avanzata dell’Europa.

 

IL RINNOVAMENTO DEL NOSTRO PARTITO PARTE DA QUI.
Non un “partito leggero”, ma una solida struttura resa efficiente proprio dalla nuova architettura che ci stiamo tutti impegnando a costruire. Dal canto mio, so di potermi assumere una responsabilità importante, di raccordo delle realtà che operano nella regione e di esse con la politica nazionale.
Solo così il Partito Democratico potrà diventare il referente di chi intende impegnarsi per far crescere il nostro territorio e cerca – da troppo tempo con pochi risultati – la strada per realizzare quest’Obiettivo. Che il nostro partito diventi il loro! Che il nostro partito sia messo nelle condizioni di provare ai cittadini, agli operatori in tutti i settori produttivi e sociali, a tutti coloro che intendono investire in questo territorio, che vale la pena credere nel futuro della Campania. Che vale la pena di esserci. Che qui si gioca la partita dell’Italia.